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Le Terme di Diocleziano 

Le terme in genere, dal I sec. d. C. in poi, erano costruite con aulica grandiosità; gli Imperatori vi profondevano i loro tesori perché i posteri più lontani conoscessero lo splendore della loro epoca e la loro generosità verso il popolo romano, che amava convenire alle terme non solo per le complesse pratiche balneoterapiche, ma anche per partecipare in modo del tutto caratteristico alla fervida vita cittadina di cui una parte non indifferente si svolgeva appunto nelle pubbliche Terme. Infatti questi tipi di complessi edifici comprendevano non solo gli impianti termali balneari ma anche e soprattutto il “ginnasio“ secondo la tradizione greca. 

Qui si poteva assistere a conferenze e a giuochi ginnici nelle esedre e nelle palestre; negli affollati locali di ritrovo, nei portici per il passeggio al coperto si poteva trovare la conferma dell'ultima notizia e i commenti all'ultimo retore di grido; poeti alle prime armi, dei quali ci parlano con ironia Orazio e Petronio Arbitro, cercavano fama nelle terme aflliggendo il pubblico con i loro ultimi versi. Marziale ne era perseguitato fin lì: «Et stanti legis, et legis sedenti. In thermas fugio, sonat ad aures». 

Vi erano poi biblioteche, pinacoteche, sale per audizioni di musica, xysti, ambulationes, dove il pubblico affluiva dopo il bagno freddo, tiepido o caldo, divenuto una così piacevole necessità di vita; ma tutto si svolgeva in un ambiente fastoso e raffinato: dalla perfetta funzionalità e tecnica degli impianti, allo sfarzo delle decorazioni musive e architettoniche. In alcuni passi di scrittori latini come Plinio il Giovane e Luciano, troviamo rappresentata la vita nelle terme, dove una raffinata espressione di civiltà metteva in pratica un fondamento della dottrina galenica nella sanità del corpo e della mente egualmente e nobilmente esercitati, allietati dal particolare ambiente. 

Seneca, che nelle terme neroniane poté vedere per la prima il tradizionale bagno romano abbinato al ginnasio (innovazione che l'esteta Nerone aveva portato al ritorno dal suo viaggio in Grecia dice che nelle terme “tutto era prezioso”. Ancor più preziose furono le terme che Massimiano Valerio Augusto in persona volle curare. Si ispirò a quelle di Caracalla, ma più perfette. Classiche nell'architettura, razionali negli impianti, di inimitabile ricchezza negli ornamenti marmorei e musivi, potenti nella struttura ed espressive di una grandiosa epoca imperiale. 

La zona scelta da Massimiano per le nuove terme fu la nobile Regione VI Augustea, tra il colle Viminale e il Castro Pretorio. II luogo formava un'altura pianeggiante dove i rari edifici furono espropriati con poca spesa. Su di un'area rettangolare di m. 376 X 361 fu realizzata la tipica disposizione termale imperiale con un poderoso recinto esterno con fabbriche rotonde ai lati, in cui si inserivano emicicli sui due lati più corti; a sui due più lunghi: in uno il prospetto principale (parallelo alla odierna Via Volturno) dava accesso alla grande piscina per nuotatori (frigidarium), nell'altro si apriva l'immensa esedra (theatrum) le cui linee generali sono conservate da quelle attuali, all'inizio di via Nazionale; con le consuete gradinate da cui gli spettatori assistevano a spettacoli, a giuochi ginnici, limitata da un'alta parete adorna di edicole a colonne a festoncini di grande effetto decorativo. 

Dei 130.000 mq. di superficie un buon quarto era occupato dal reparto termale con i tre caratteristici ambienti a differente temperatura: calidarium, tepidarium e frigidarium (coperto). Nella sala più ampia e sontuosa con triplice volta a crociera, oggi si ammira S. Maria degli Angeli. Otto gigantesche colonne di granito egiziano sono tuttora visibili in S. Maria degli Angeli. 

L'imponente costruzione ebbe inizio nel 298 d. C. e fu completata tra il maggio 305 ed il luglio 306. Assorbì migliaia e migliaia di braccia; tutti coloro che nelle milizie avessero rifiutato di obbedire al comando di onorare gli Dei tradizionali sarebbero stati obbligati ai lavori nelle cave di pietra e di rena, nella fabbricazione dei mattoni e nella costruzione degli edifici. Ingente il numero dei martiri cristiani.

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